I vincitori della 9° edizione del Premio Marincovich 2018

SEZIONE LIBRI – CULTURA DEL MARE – NARRATIVA

1° classificato

“Avevo il sogno di arrivare in Polinesia con la mia barchetta e l’ho realizzato, tutto qui; ma questo mio sogno non ha tolto niente a nessuno, anzi, ha camminato in equilibrio con la vita di tutti i giorni, ha cresciuto i miei figli, ha dato energia al mio lavoro, è stato condiviso con gli amici…la vera impresa è stata rimanere un uomo normale”.

Così si chiude il libro di Giovanni Maiquori e con lo stesso tono minimalista, garbato, privo di ogni enfasi, talvolta autoironico, l’autore ha condotto il lettore in un’affascinante navigazione intorno al mondo facendogli condividere lunghe traversate, luoghi paradisiaci, incontri straordinari ma anche tempeste, rischi di assalti pirateschi e perfino un quasi naufragio per una collisione notturna con una petroliera.

È proprio il tono semplice, di una semplicità spontanea e non esibita, con cui sono raccontate queste avventure che dà fascino al libro, riuscendo a creare una forte empatia fra scrittore e lettore. Non è più nemmeno uno scrittore, è un amico simpatico ed estroverso che racconta la sua storia e nel renderla così realizzabile, a portata di mano, ce la fa vivere come se fossimo stati in barca insieme a lui. Credo che siano dovute in buona parte a questa simpatia che emana dalle pagine del libro le alte valutazioni che esso ha avuto dai giurati del Premio, imponendosi su opere più letterariamente ambiziose o di contenuto più impegnato.

Non vorrei però con queste parole dare l’impressione che il premio Marincovich, che si fregia dell’aggettivo “letterario” e si richiama alla cultura del mare, venga attribuito in base alla simpatia che lo scrittore suscita nei giurati. Sarebbe ingiusto e riduttivo sia nei confronti del premiato sia nei confronti dei giurati. Il libro di Malquori è scorrevole, di facile lettura, ha uno stile privo di artifici o ricercatezze letterarie ma in nessun modo lo si può definire banale o superficiale.

Ricorro, per spiegare il concetto, a una nota frase di un raffinato scrittore austriaco, Hugo von Hoffmanstal, che diceva: “La profondità va nascosta. Dove? In superficie”. Il libro di Malquori fa proprio questo: può sembrare il resoconto un po’ scanzonato di una vacanza e poi finisce per rivelare un’inattesa profondità. È tanto ben celata che non sempre il lettore ne ha piena consapevolezza: si abbandona al gusto della lettura, le pagine scorrono veloci fra un’avventura e l’altra e arriva alla fine contento di aver passato qualche ora piacevolmente.

Ma proprio allora, a libro chiuso, emerge il messaggio profondo e un pensiero, al tempo stesso stimolante e consolatorio, si insinua nella mente del lettore e comincia a lavorare: “se lui ha realizzato il suo sogno così semplicemente, quali motivi ho io per non cominciare a realizzare i miei?” Sotto un’apparenza innocua e leggera, “Il sogno sostenibile” è quindi un libro che riesce a cambiare il lettore, a renderlo migliore. Non fosse che per questo merita, oltre alla nostra gratitudine, anche il premio Marincovich.

 

Paolo Lodigiani

2° classificato

Confesso di aver affrontato l’ultimo libro di Bruno Cianci con un chiaro preconcetto. “Ma come, uno storico che racconta una crociera tra amici?”

Nello stesso tempo volevo saperne di più su quella navigazione inusuale, da sempre entrata nell’immaginario di chi ama scoprire nuove rotte: il mitico canale dalle 29 chiuse che in Scozia collega il Mare del Nord con l’Oceano Atlantico. Come è andata? Non sono riuscita per giorni a staccarmi dal libro che, scritto in forma accurata ma divulgativa, riesce a intrecciare una storia che si svolge su diversi piani.

Quello storico, che ci narra del canale, del progetto e della sua realizzazione. Quello sportivo, che descrive il Takatani – una barca tradizionale di 6 m armata a yawl – la rotta, i problemi della navigazione e dell’attrezzatura. Vi è poi il racconto naturalistico che, con una descrizione accurata di luoghi, paesaggi, rive, specie di uccelli, vegetazione e antiche rovine, fa trasparire la sensibilità ambientale dell’equipaggio e di Giacomo De Stefano, che la barca ha messo a disposizione.

E infine la storia umana, dove vediamo amicizie consolidate negli anni affrontare la difficoltà del condividere lo spazio di una piccola imbarcazione e risolvere con levità i problemi che derivano da una logistica complicata dal tempo inclemente e dal budget limitato. Dal viaggio via strada, con la barca sul carrello, per raggiungere il Canale di Caledonia al percorso lungo il Great Glen, il libro propone un racconto minuzioso, quasi proustiano, in una natura non contaminata, documentato dalle immagini professionali di Guido Cantini.

Ida Castiglioni

3° classificato

Capita spesso, a fronte di certi accadimenti casuali, sorprendenti o addirittura paradossali, di manifestare istintivamente il proprio stupore definendo quell’incredibile evento come l’esempio di “realtà romanzesca”. Succede quando scopriamo che da una circostanza, un’osservazione o una riflessione del tutto banale scaturisce poi qualcosa di importante destinata a diventare un patrimonio di tutti.

Con questo libro, tuttavia, Luca Berretta al suo debutto letterario, ha dimostrato che è possibile anche seguire il percorso inverso, trasformando in un piacevolissimo e coinvolgente romanzo l’affascinante e realissima storia del signor Ole Evinrude, inventore e realizzatore del primo motore fuoribordo con tutto quel che ne è seguito. Una storia, aggiungo, che perfino molti addetti ai lavori nella nautica conoscono superficialmente o non conoscono affatto perché non sempre gli uomini geniali sono come Enzo Ferrari, Ferruccio Lamborghini, Henry Ford e tanti altri, per restare nel mondo motoristico, capaci di lasciare dietro di se una scia di roboante personalità.

Così Berretta ha il merito, a mio parere, non solo di raccontare in questo libro una bella storia sostanzialmente inedita, ma di averlo fatto quasi come si fa con i bambini, con molta semplicità e perfino tenerezza, calandosi nei personaggi e interpretando, passioni, ansie, amori e dolori di coloro che a vario titolo, ai primi del 900, crearono il prodotto industriale che conosciamo. E cancellando così, il debole confine che separa spesso la finzione dalla realtà o viceversa.

Proprio come avviene nel momento topico della storia, quando il signor Ole con una barca a remi attraversa un tratto di lago per portare alla futura moglie Bess un gelato che arriva ormai sciolto e le dice: «Perché non inventiamo un motore da montare sulla poppa di una barca per spingerla senza alcuna fatica? Potrebbe essere un modo più rapido per andare a comprare un gelato e avere la certezza di mangiarlo».

Claudio Nobis

 

SEZIONE LIBRI – CULTURA DEL MARE – SAGGISTICA

1° classificato ex equo

Le biografie sono di solito mortalmente noiose: “Il cuore in porto” fa eccezione alla regola forse perché è sì una storia di famiglia, ma è anche un’epopea di impresa e uno spaccato di storia italiana.

L’autore racconta con vivacità narrativa una saga che parte dal bisnonno per arrivare ai nipoti attraverso guerre, scioperi, leggi demenziali e soprattutto l’invenzione del trasporto con container, che nasce in America ma che le famiglie Grendi e Musso introducono in Italia e perfezionano.

“Il cuore in porto” si legge come un romanzo, vorrei dire un romanzo storico malgrado la sostanziale contemporaneità degli avvenimenti che il dottor Musso racconta.

La narrazione è sempre sincera, senza infingimenti o ritrosie, anche quando affronta argomenti spinosi che potrebbero sembrare politicamente scorretti. Attraverso tutto il libro si sente battere il cuore forte di un capitano di impresa innamorato del suo lavoro e della sua terra. Nonostante tutto.

Massimo Gregori

1° classificato ex equo

Sebbene il titolo induca a pensare che questo libro racconti semplicemente la storia di un naufragio, in realtà in esso c’è molto di più. Intanto la meticolosa ricerca effettuata dall’autrice sulle vicende della baleniera Essex partita dall’isola di Nantucket a inizio Ottocento e tragicamente affondata, costringendo i pochi superstiti a vagabondare per l’oceano con poche provviste, arrivando al cannibalismo pur di sopravvivere ed alcuni di essi in effetti si salvano. Le vicende raccontate hanno richiesto visite ad archivi, interviste e in mancanza di dati certi anche proposte di analisi suggestive su alcuni lati misteriosi della tragica avventura.

Indubbiamente fare di professione il cacciatore di balene non è stato facile per i tanti capitani coraggiosi che hanno solcato gli oceani per procurare una fonte di energia, l’olio di balena, che è stata di primaria importanza prima che si ricorresse al kerosene e all’elettricità, quindi questo fatto da solo basterebbe a rendere interessante un libro che la racconti.

Ma nella specifica vicenda dell’Essex c’è un po’ di tutto e soprattutto la colossale sfortuna di incappare, dopo aver faticosamente doppiato Capo Horn, in un enorme capodoglio molto agguerrito contro cui neanche l’esperienza di marinai avvezzi a tutto è riuscita a fare il miracolo. Sembra di esserci a bordo della baleniera, si sentono gli odori, si immaginano le facce del capitano George Pollard e dei suoi sottoposti, si percepisce l’enorme stupore dell’equipaggio davanti ad un fatto molto più grande di loro.

L’unico resoconto conosciuto di questa storia, scritto da chi l’ha vissuta in prima persona, il primo ufficiale Owen Chase, e raccolto in uno dei  testi consultati dalla Mariotti con lo spirito di una ricercatrice provetta, è apparso tanto suggestivo  che non c’è da meravigliarsi nell’apprendere che Herman Melville abbia attinto ad esso a piene mani per il suo Moby Dick; del resto non si può fargliene una colpa, la storia era molto bella e lui aveva una gran penna e queste due cose insieme hanno prodotto un capolavoro.

A volte la letteratura, quando è di buona qualità, riesce veramente ad immortalare una storia leggendaria e i suoi retroscena; proprio questo è ciò che contraddistingue l’autrice, il suo incaponirsi sui dettagli ed i personaggi, la sua indagine sulla psiche umana in condizioni estreme oltre che sul fatto vero e proprio. A volte di un film si dice che “tiene inchiodato alla sedia”… bene, questo libro fa proprio questo, tiene inchiodati alla sedia.

Elisabetta Strickland

3° classificato

Libro ben scritto. Descrizione divertente ed esauriente dei quindici Ammiragli che contribuirono, dall’antica Grecia al XVI secolo, alla storia della marineria.

Ogni ammiraglio viene valutato per abilità, imprese e contributi dati alla storia del mare delle varie nazioni.

Mette a confronto come durante il Rinascimento, nelle Repubbliche Marinare italiane o in Spagna i vari Ammiragli provenissero quasi esclusivamente da famiglie di ricchi mercanti o dalla ricca aristocrazia; al contrario nell’ Impero Ottomano venivano scelti tra i marinai di professione o tra coloro che avevano navigato a bordo di navi corsare.

Storie affascinanti che ci raccontano la nascita delle grandi flotte e che meritano un premio sulla “cultura del mare”.

Gessica Oggioni Tiepolo

 

SEZIONE LIBRI JUNIOR

1° classificato

Il racconto avvince. Sorprende di non poterne abbandonare la lettura, quando provoca tensione, attesa… Il ritmo è incalzante. Impeccabile lo stile, l’affabulazione dell’intreccio, della tragica vicenda di un ragazzo testimone dell’uccisione di entrambi i genitori per mano della ’ndrangheta, il forzato abbandono del contesto nativo, di mare di sole e di vento, l’ineffabile profumo che torna a farsi emozione nel ricordo, in seno alla famiglia che lo accoglie e lo protegge nel lontano Nord della Penisola.

La catarsi, la ritrovata fiducia, la voglia di continuare a vivere assieme ai nuovi affetti, ha sempre la stessa matrice, quel Maestrale che spira e rinnova la speranza. Originalità, chiarezza espositiva sono ulteriori convincenti riferimenti. I giurati decretano l’assegnazione del Premio.

Il Profumo del Maestrale di Alessandra Sala è un libro che vale la pena leggere e far leggere ai ragazzi, ai quali è dedicato.

Decio G.R.Carugati

SEZIONE ARTICOLI – CULTURA DEL MARE

1° classificato

DANIELE BUSETTO Isole leggendarie” (articolo pubblicato su Nautica – giugno 2017)

Daniele Bussetto, che avevamo già premiato nel 2016 per il suo interessante pezzo sulla flotta pontificia, “Le Navi dei papi”, questa volta si è distinto per un lavoro di ricerca che personalmente mi ha affascinato.

Da appassionato anche di cartografia, da molto piccolo volevo fare il cartografo, disegnavo mappe, fantasticavo sugli atlanti, l’incipit del pezzo “650 nuove isole  scoperte negli ultimi 10 anni” mi ha comprensibilmente calamitato sul lavoro di Bussetto.

Quel dato che fa sognare, immaginare di poter scoprire un’isola che non c’è sulle carte è il frutto di una ricerca di due università private della Carolina del Nord U.S.A. La prima, situata a Durham, è la Duke University, nota per aver avuto come studente il presidente Nixon, la seconda, rigorosamente femminile è il Meredith College University che si trova a Raleigh, meno di 40 km dalla Duke. I loro ricercatori, combinando carte nautiche ed immagini da satellite, hanno catalogato questi non luoghi, o meglio isole non precedentemente classificate, individuate, segnate sulle carte nautiche.

Quella delle isole misteriose è una storia antica ed affascinante.

Isole leggendarie nate dalla fantasia o scomparse per fenomeni naturali, eruzioni, bradisismi ecc.

Seri cartografi le hanno immortalate.

L’articolo fa conoscere al lettore fatti lontani narrati da storici dell’antichità, ma anche episodi storicamente recenti come quello dell’isola di Zanara, tra Giannutri e il Giglio o come la più conosciuta e breve storia della Ferdinandea, ben oltre 60 m s.l.m apparsa e scomparsa nel giro di un anno.

Si citano cartografi celebri come il fiammingo Gerhard Kremer ovvero il Mercatore, il turco Piri Reis o il nostro veneziano Padre Vincenzo Cornelli, ma anche nomi a me – e penso ai comuni lettori – meno noti.

Lettura piacevole ed istruttiva: premio meritato!

Sergio Abrami

SEZIONE ARTICOLI – NAVIGAZIONE

1° classificata

ISOLARIA PACIFICO In mezzo all’Atlantico abbiamo salvato un naufrago senza memoria(articolo pubblicato su Tuttobarche Magazine – 27 luglio 2017)

L’articolo racconta una vicenda che ha dell’incredibile, che sembra uscita da un romanzo di avventura: il ritrovamento accidentale ed il salvataggio, in pieno oceano Atlantico, di un naufrago che aveva perso la memoria!

A raccontarla Isolaria Pacifico, componente dell’equipaggio del catamarano che trova il naufrago, un anziano navigatore zoppo e smemorato.

“È l’alba e sono di guardia”, racconta Isolaria, “devo fare molta attenzione al radar perché eravamo a 200 miglia da Gibilterra, ai margini del Tss (Traffic separation scheme), una zona ad alta densità di traffico mercantile dove cargo e petroliere provenienti dal Baltico, dalle Americhe e dall’Africa convergono nell’imbuto delle colonne d’Ercole. Passa un cargo, ne passa un altro. In questo momento conto 21 navi sullo schermo radar, nel raggio di cinque miglia. Passa un cargo al nostro fianco e lo guardo sfilare a prua. E, nella sua scia, vedo uscire dalle ombre dell’aurora una barca a vela”.

Immediatamente Isolaria prende il binocolo e vede una barca praticamente abbandonata, alla deriva con solo un genoa strappato che sbatteva sugli alberi. Ed a bordo c’è un uomo, anziano, con i vestiti strappati ed un giubbotto salvagente. Scattano i soccorsi e quando riescono ad avvicinarsi alla barca Niko, che come racconta Isolaria è un “ingegnere motorista di ventisei anni che parla qualsiasi lingua, pilota qualsiasi barca, ripara qualsiasi cosa e sa tutto di qualsiasi argomento”, sale a bordo e trova una situazione che ha dell’incredibile: “il naufrago è un settantenne dall’accento inglese con una gamba artificiale che non vuole in alcun modo abbandonare a barca – sono ancora parole di Isolaria – Non si ricorda come si chiama, non sa da dove è partito, dice di essere in mare da tre settimane ma a bordo non c’è traccia di cibo e soprattutto non ha una goccia d’acqua. Dice lasciatemi qui, lasciatemi soltanto lanciare il mayday. (Ma non è possibile, siamo noi il tuo mayday!) Parla nel vuoto e crede che ci siano altre persone con lui a bordo. E questo ci preoccupa moltissimo dato che in barca non c’è nessun altro.”

Il racconto poi prosegue con passaggi narrativi intensi intervallati con episodi di quotidianità che esistono sempre anche nelle situazioni più critiche, fino ad arrivare all’epilogo, fortunatamente felice, in cui il naufrago smemorato, dopo essere stato rimorchiato con la sua barca per 13 ore, viene affidato ai soccorsi inviati dalla Guardia Costiera portoghese alla quale racconta di essere in fuga per storie di gangster ed omicidi.

Il racconto di Isolaria, pubblicato sul magazine on-line “TuttoBarche.it”, si interrompe qui. Ma la notizia esce dalla nicchia informativa degli appassionati di barche e di mare ed arriva ai TG ed i quotidiani nazionali che rivelano, grazie a ricerche successive, che il naufrago era un pensionato gallese non nuovo a queste incredibili e, soprattutto, fortunate imprese: già nel 2013 si era infatti perso nella nebbia del mare di Inghilterra con il motore fuori uso e senza essere in grado di dare la posizione esatta ai soccorritori, che comunque riuscirono a rintracciarlo e portarlo in salvo.

Tra l’altro uno di questi articoli apparsi sui quotidiani nazionali ha partecipato anch’esso a questo premio, ma a vincere la nostra selezione è stato invece l’articolo di Isolaria Pacifico: quando si dice che l’originale e sempre meglio della copia!

Andrea Mancini

1° PREMIO SPECIALE

Con la Lega Italiana Vela e Marevivo, abbiamo deciso di assegnare un Premio Speciale al Mare. Ovvero a tutti coloro che scrivono per divulgare lo stato indecente in cui versa l’acqua che ci circonda e che ci permette di vivere. Ma se quest’acqua viene maltrattata, non ci sono alternative: o si vive peggio o si muore!

Già nelle passate edizioni è emerso questo tema e “Come è profondo il mare” di Niccolò Carnimeo ha ricevuto nella 6° edizione un Premio speciale per la sua ben documentata ricerca che, partendo dall’isola di plastica” nel Pacifico analizza tutte le conseguenze della diffusione di plastiche e microplastiche che dagli oceani, attraverso la catena alimentare, arriva sulle nostre tavole.

Franco Bergogno in “Un mare di Plastica” edito da Nutrimenti racconta, in qualità di partecipante per l’European Research Institute, la spedizione organizzata dal 5 Gyres Institute (l’o.n.g. specializzata nello studio e nella divulgazione sul tema plastic pollution).

Nell’agosto del 2016 ha percorso il Passaggio a Nord Ovest imbarcato sulla Akademik Sergev Vavilov, una nave laboratorio attrezzata per la ricerca e la navigazione nei mari polari per studiare, attraverso il prelievo di campioni d’acqua e di ghiaccio, l’impatto ambientale della plastica nei mari e negli oceani del nord. I risultati sono sconvolgenti!

Patrizia Melani Marincovich

2° PREMIO SPECIALE

STEFANO BENAZZO “Relitti” (edizioni Skirà)

Relitti è un libro speciale. Un libro fotografico realizzato con passione. La cultura del mare declinata al passato, alla ricerca puntigliosa di barche di ogni tipo naufragate sulle spiagge del Mondo. Non barche sommerse, visibili solo a sommozzatori o a sub esperti bensì barche “spiaggiate” su coste vicine e lontane.

La ricerca di relitti da parte di Stefano Benazzo da gioco si è trasformata in professione, unendo le sue capacità fotografiche a quelle organizzative. Ogni segnalazione è occasione di viaggio e da ogni viaggio si torna con una storia in più da raccontare. Ecco perché Relitti merita un Premio Speciale. Bastava un’idea e l’Ambasciatore Benazzo, terminata la sua carriera è riuscito a realizzarla. Complimenti e grazie per le emozioni che questo libro riesce a trasmettere.

Patrizia Melani Marincovich

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