Premiazione della 9° edizione – 12 aprile 2018

Ore 11.20

Nella sede del Circolo Ufficiali della Marina Militare, il Comandante di Fregata Paolo Giannetti,  Consigliere per la comunicazione del Circolo, dà il benvenuto ai numerosi ospiti del Premio e passa la parola a Patrizia Melani Marincovich.

E 9… Mi sembrava improbabile riuscire a portare avanti questo piccolo Premio e invece… grazie a tutti voi che mi seguite, grazie al Comitato d’Onore, alla Lega Navale Italiana, alla Lega Italiana Vela, grazie ai giurati che mi sopportano e che leggono e votano diligentemente tutto ciò che sottopongo loro, il Premio cresce. Lotta all’ultimo centesimo per il podio… Al punto che nella sezione saggistica, quest’anno ricca di libri molto interessanti, per la prima volta ci troviamo ad avere due vincitori ex equo. A questa edizione hanno partecipato 21 libri e 14 articoli, suddivisi nelle rispettive sezioni.

In questa 9° edizione, abbiamo potuto scegliere, rifiutare ed accogliere autocandidature, cosa che in passato sembrava impossibile. C’è più attenzione, c’è più sensibilità nei confronti del mare? Sicuramente sì, e questo piccolo Premio va nella direzione giusta. Come al solito un grande grazie va agli Armatori, agli atleti, ai Circoli ed alle Associazioni che contribuiscono a rendere il Premio diverso e speciale. Con i loro “cimeli” permettono di far rivivere la vittoria sportiva, anche nel nome di Carlo.

E poi ringrazio la Marina per aver “adottato” questo Premio dedicato a scrittori e giornalisti che con i loro libri e articoli ci emozionano raccontando storie di mare.

A sei anni dalla sua scomparsa, insieme alla giuria dedico un pensiero affettuoso ad Antonio Soccol, amico e collega di Carlo, ideatore del Premio Marincovich. E mi mancano gli sguardi rassicuranti di Luca, di Lorenzo, di Antonello, di Ruggero, di Sandro, di Manolita che se ne sono andati con la rapidità di un’onda e da appassionati del mare mi seguivano con interesse ed ironia. A tutti loro auguro “buon vento” in un mare migliore!

Oltre a ricordare gli amici che non ci sono più, auguro un buon vento speciale ad Alessandro Leogrande, uno scrittore attento e preciso nel raccontare il mare cattivo nelle tragedie dei migranti. Uno scrittore che ci ha lasciato in una notte, all’improvviso e che aveva vinto ben 2 Premi Marincovich, classificandosi 1° nella sezione saggistica con “Il Naufragio” e 1° sempre nella saggistica con “la Frontiera” rispettivamente nella 3° e 7° edizione. Libri editi da Feltrinelli. Ciao Alessandro, ovunque tu sia… E un ultimo saluto va a Daniele Redaelli, capo redattore storico degli “sport vari” tra i quali la vela e la motonautica nel più autorevole quotidiano sportivo italiano quale è la Gazzetta dello Sport. Ciao Daniele, ti abbiamo voluto bene e continueremo a volertene!

11.30

Il Professor Luigi Paganetto, membro del Comitato d’onore, presenta la 10° edizione.

Il sodalizio tra Lega Italiana Vela, Marevivo e Premio Marincovich per un Premio Speciale istituzionale ad un libro che divulghi i problemi endemici dei nostri mari e la loro salvaguardia.

 

Patrizia Melani Marincovich, Luigi Paganetto e Massimo Gregori

 

Presentazione (rapida) di “avviso di pericolo”, un thriller di mare, legato anch’esso all’incuria dei mari e alla frode di chi va per mare, scritto dal giurato Massimo Gregori e che per questo non potrà partecipare alla 10° edizione del Premio Marincovich.

11.35 SEZIONI GIORNALISTICHE

Nelle due sezioni giornalistiche della 9° edizione del Premio hanno partecipato 14 articoli. 7 nella sezione storica e 7 in quella dedicata alla navigazione.

Daniele Busetto, Claudio Nobis, Patrizia M.M., Edoardo Recchi

Nella sezione “cultura del mare”, Edoardo Recchi direttore sportivo dello per lo Yacht Club Costa Smeralda consegna l’ormai rarissimo manifesto storico dell’impresa di Azzurra ’83, la prima barca italiana a partecipare all’America’s Cup a Daniele Busetto 1° classificato nella sezione “cultura del mare” con l’articolo Isole leggendarie, che ci porta, attraverso un accurato studio cartografico, alla scoperta delle mitiche e misteriose terre circondate dal mare riportate per secoli nelle mappe come punti di riferimento per i navigatori. Alcune rivelatesi esistenti, molte altre scomparse. Pubblicato su Nautica.

La motivazione redatta da Sergio Abrami è letta da Claudio Nobis.

 Daniele Bussetto, che avevamo già premiato nel 2016 per il suo interessante pezzo sulla flotta pontificia, “Le Navi dei papi”, questa volta si è distinto per un lavoro di ricerca che personalmente mi ha affascinato.

Da appassionato anche di cartografia, da molto piccolo volevo fare il cartografo, disegnavo mappe, fantasticavo sugli atlanti, l’incipit del pezzo “650 nuove isole scoperte negli ultimi 10 anni” mi ha comprensibilmente calamitato sul lavoro di Bussetto.

Quel dato che fa sognare, immaginare di poter scoprire un’isola che non c’è sulle carte è il frutto di una ricerca di due università private della Carolina del Nord U.S.A. La prima, situata a Durham, è la Duke University, nota per aver avuto come studente il presidente Nixon, la seconda, rigorosamente femminile è il Meredith College University che si trova a Raleigh, meno di 40 km dalla Duke. I loro ricercatori, combinando carte nautiche ed immagini da satellite, hanno catalogato questi non luoghi, o meglio isole non precedentemente classificate, individuate, segnate sulle carte nautiche.

Quella delle isole misteriose è una storia antica ed affascinante.

Isole leggendarie nate dalla fantasia o scomparse per fenomeni naturali, eruzioni, bradisismi ecc.

Seri cartografi le hanno immortalate.

L’articolo fa conoscere al lettore fatti lontani narrati da storici dell’antichità, ma anche episodi storicamente recenti come quello dell’isola di Zanara, tra Giannutri e il Giglio o come la più conosciuta e breve storia della Ferdinandea, ben oltre 60 m s.l.m apparsa e scomparsa nel giro di un anno.

Si citano cartografi celebri come il fiammingo Gerhard Kremer ovvero il Mercatore, il turco Piri Reis o il nostro veneziano Padre Vincenzo Cornelli, ma anche nomi a me – e penso ai comuni lettori – meno noti.

Lettura piacevole ed istruttiva: premio meritato!

11.40

Andrea Mancini, Giovanna Ghisetti, Raffaele Chiulli, Patrizia M.M.

Il Presidente dell’UIM, (Union Internationale Motonautisme) Raffaele Chiulli consegna l’attestato originale del Record del Mondo sulle 20 miglia di mare, realizzato a Crotone da Maurizio Schepici nel 2017 con il tempo di 11 minuti e 45 secondi a Isolaria Pacifico ovvero Giovanna Ghisetti, 1° classificata nella sezione “navigazione” con l’articolo In mezzo all’Atlantico…un naufrago: la cronaca del ritrovamento di una barca alla deriva e del suo comandante in stato confusionale, vissuto dalla giornalista, pubblicato su Tuttobarche .it e ripreso dai maggiori organi di informazione.

Legge la motivazione Andrea Mancini.

L’articolo racconta una vicenda che ha dell’incredibile, che sembra uscita da un romanzo di avventura: il ritrovamento accidentale ed il salvataggio, in pieno oceano Atlantico, di un naufrago che aveva perso la memoria!

A raccontarla Isolaria Pacifico, componente dell’equipaggio del catamarano che trova il naufrago, un anziano navigatore zoppo e smemorato.

“È l’alba e sono di guardia”, racconta Isolaria, “devo fare molta attenzione al radar perché eravamo a 200 miglia da Gibilterra, ai margini del Tss (Traffic separation scheme), una zona ad alta densità di traffico mercantile dove cargo e petroliere provenienti dal Baltico, dalle Americhe e dall’Africa convergono nell’imbuto delle colonne d’Ercole. Passa un cargo, ne passa un altro. In questo momento conto 21 navi sullo schermo radar, nel raggio di cinque miglia. Passa un cargo al nostro fianco e lo guardo sfilare a prua. E, nella sua scia, vedo uscire dalle ombre dell’aurora una barca a vela”.

Immediatamente Isolaria prende il binocolo e vede una barca praticamente abbandonata, alla deriva con solo un genoa strappato che sbatteva sugli alberi. Ed a bordo c’è un uomo, anziano, con i vestiti strappati ed un giubbotto salvagente. Scattano i soccorsi e quando riescono ad avvicinarsi alla barca Niko, che come racconta Isolaria è un “ingegnere motorista di ventisei anni che parla qualsiasi lingua, pilota qualsiasi barca, ripara qualsiasi cosa e sa tutto di qualsiasi argomento”, sale a bordo e trova una situazione che ha dell’incredibile: “il naufrago è un settantenne dall’accento inglese con una gamba artificiale che non vuole in alcun modo abbandonare a barca – sono ancora parole di Isolaria – Non si ricorda come si chiama, non sa da dove è partito, dice di essere in mare da tre settimane ma a bordo non c’è traccia di cibo e soprattutto non ha una goccia d’acqua. Dice lasciatemi qui, lasciatemi soltanto lanciare il mayday. (Ma non è possibile, siamo noi il tuo mayday!) Parla nel vuoto e crede che ci siano altre persone con lui a bordo. E questo ci preoccupa moltissimo dato che in barca non c’è nessun altro.”

Il racconto poi prosegue con passaggi narrativi intensi intervallati con episodi di quotidianità che esistono sempre anche nelle situazioni più critiche, fino ad arrivare all’epilogo, fortunatamente felice, in cui il naufrago smemorato, dopo essere stato rimorchiato con la sua barca per 13 ore, viene affidato ai soccorsi inviati dalla Guardia Costiera portoghese alla quale racconta di essere in fuga per storie di gangster ed omicidi.

Il racconto di Isolaria, pubblicato sul magazine on-line “TuttoBarche.it”, si interrompe qui. Ma la notizia esce dalla nicchia informativa degli appassionati di barche e di mare ed arriva ai TG ed i quotidiani nazionali che rivelano, grazie a ricerche successive, che il naufrago era un pensionato gallese non nuovo a queste incredibili e, soprattutto, fortunate imprese: già nel 2013 si era infatti perso nella nebbia del mare di Inghilterra con il motore fuori uso e senza essere in grado di dare la posizione esatta ai soccorritori, che comunque riuscirono a rintracciarlo e portarlo in salvo.

Tra l’altro uno di questi articoli apparsi sui quotidiani nazionali ha partecipato anch’esso a questo premio, ma a vincere la nostra selezione è stato invece l’articolo di Isolaria Pacifico: quando si dice che l’originale e sempre meglio della copia!

  1. 50

Sezione libri cultura del mare Junior

Alessandra Sala, Patrizia M.M., Roberto Camerini, Jacopo Truffa

Jacopo Truffa, giovane scultore d’arte contemporanea consegna una sua opera realizzata appositamente per il Premio Marincovich. “Una scultura, in legno e acido polilattico stampato in 3D (PLA) che vuole rappresentare la natura mutevole del mare, la sua capacità di modellare se stesso e ogni cosa alla sua portata: il territorio, la natura e le persone.” a Alessandra Sala 1° classificata nella sezione “cultura del mare – Junior” con Il profumo del Maestrale (Il Ciliegio editore), la storia istruttiva di un ragazzo sradicato dalla sua Calabria perché testimone di ‘ndrangheta e che supera il dolore nel ricordo del suo mare e del profumo del Maestrale.

La motivazione scritta da Decio Carugati è letta da Roberto Camerini.

Il racconto avvince. Sorprende di non poterne abbandonare la lettura, quando provoca tensione, attesa… Il ritmo è incalzante. Impeccabile lo stile, l’affabulazione dell’intreccio, della tragica vicenda di un ragazzo testimone dell’uccisione di entrambi i genitori per mano della ’ndrangheta, il forzato abbandono del contesto nativo, di mare di sole e di vento, l’ineffabile profumo che torna a farsi emozione nel ricordo, in seno alla famiglia che lo accoglie e lo protegge nel lontano Nord della Penisola. La catarsi, la ritrovata fiducia, la voglia di continuare a vivere assieme ai nuovi affetti, ha sempre la stessa matrice, quel Maestrale che spira e rinnova la speranza. Originalità, chiarezza espositiva sono ulteriori convincenti riferimenti. I giurati decretano l’assegnazione del Premio.

Il Profumo del Maestrale di Alessandra Sala è un libro che vale la pena leggere e far leggere ai ragazzi, ai quali è dedicato.

12.00

Sezione libri – Saggistica

Angelo Savoretti, Patrizia M.M., Giuseppe D’Amico e Gianni Papa

Giuseppe d’Amico, presidente della Fiv Lazio consegna la barra in carbonio del timone del Nacra 17 classe olimpica misto di Ruggero Titta e Caterina Banti campioni Europei, 3° classificati  al campionati del Mondo (per queste imprese votati Velisti dell’Anno 2017) e primo posto al Trofeo Princesa Sofia a Palma di Maiorca domenica scorsa ad Angelo Savoretti 3° classificato nella sezione “cultura del mare – saggi” con Gli ammiragli dell’età remica (Odoya Editrice) un affascinante libro, ben documentato sulla biografia di 15 ammiragli dall’Antica Grecia al XVI secolo.

Legge la motivazione Gianni Papa.

Libro ben scritto. Descrizione divertente ed esauriente dei quindici Ammiragli che contribuirono, dall’antica Grecia al XVI secolo, alla storia della marineria.

Ogni ammiraglio viene valutato per abilità, imprese e contributi dati alla storia del mare delle varie nazioni.

Mette a confronto come durante il Rinascimento, nelle Repubbliche Marinare italiane o in Spagna i vari Ammiragli provenissero quasi esclusivamente da famiglie di ricchi mercanti o dalla ricca aristocrazia; al contrario nell’ Impero Ottomano venivano scelti tra i marinai di professione o tra coloro che avevano navigato a bordo di navi corsare.

Storie affascinanti che ci raccontano la nascita delle grandi flotte e che meritano un premio sulla “cultura del mare”.

12.10

Lilla Mariotti, Patrizia M.M., Paolo Bembo, Elisabetta Strickland

Paolo Bembo, Direttore Responsabile della rivista Lega Navale Italiana consegna il cofanetto contenente 3 splendidi libri sulla storia e le attività centenarie della Lega Navale Italiana a Lilla Mariotti, 1° classificata ex equo nella sezione “cultura del mare – saggi” con Il naufragio della baleniera Essex (Edizioni Magenes), il tragico epilogo ben documentato della baleniera e del suo equipaggio il cui racconto di un superstite ispirò Herman Melville per il suo Moby Dick. Lilla Mariotti non è un volto nuovo al Premio Marincovich. Suo il 1° posto nella sezione saggistica alla 5° edizione con Tristan da Cunha

Legge la motivazione Elisabetta Strikland.

Sebbene il titolo induca a pensare che questo libro racconti semplicemente la storia di un naufragio, in realtà in esso c’è molto di più. Intanto la meticolosa ricerca effettuata dall’autrice sulle vicende della baleniera Essex partita dall’isola di Nantucket a inizio Ottocento e tragicamente affondata, costringendo i pochi superstiti a vagabondare per l’oceano con poche provviste, arrivando al cannibalismo pur di sopravvivere ed alcuni di essi in effetti si salvano. Le vicende raccontate hanno richiesto visite ad archivi, interviste e in mancanza di dati certi anche proposte di analisi suggestive su alcuni lati misteriosi della tragica avventura.

Indubbiamente fare di professione il cacciatore di balene non è stato facile per i tanti capitani coraggiosi che hanno solcato gli oceani per procurare una fonte di energia, l’olio di balena, che è stata di primaria importanza prima che si ricorresse al kerosene e all’elettricità, quindi questo fatto da solo basterebbe a rendere interessante un libro che la racconti.

Ma nella specifica vicenda dell’Essex c’è un po’ di tutto e soprattutto la colossale sfortuna di incappare, dopo aver faticosamente doppiato Capo Horn, in un enorme capodoglio molto agguerrito contro cui neanche l’esperienza di marinai avvezzi a tutto è riuscita a fare il miracolo. Sembra di esserci a bordo della baleniera, si sentono gli odori, si immaginano le facce del capitano George Pollard e dei suoi sottoposti, si percepisce l’enorme stupore dell’equipaggio davanti ad un fatto molto più grande di loro.

L’unico resoconto conosciuto di questa storia, scritto da chi l’ha vissuta in prima persona, il primo ufficiale Owen Chase, e raccolto in uno dei testi consultati dalla Mariotti con lo spirito di una ricercatrice provetta, è apparso tanto suggestivo che non c’è da meravigliarsi nell’apprendere che Herman Melville abbia attinto ad esso a piene mani per il suo Moby Dick; del resto non si può fargliene una colpa, la storia era molto bella e lui aveva una gran penna e queste due cose insieme hanno prodotto un capolavoro.

A volte la letteratura, quando è di buona qualità, riesce veramente ad immortalare una storia leggendaria e i suoi retroscena; proprio questo è ciò che contraddistingue l’autrice, il suo incaponirsi sui dettagli ed i personaggi, la sua indagine sulla psiche umana in condizioni estreme oltre che sul fatto vero e proprio. A volte di un film si dice che “tiene inchiodato alla sedia”… bene, questo libro fa proprio questo, tiene inchiodati alla sedia.

12.20

Bruno Musso, Patrizia M.M., Massimo Gregori, Crescenzio Sancilio

L’Ammiraglio Crescenzio Sancilio, a nome del Capo di Stato Maggiore della Marina Ammiraglio Valter Girardelli, consegna la borsa realizzata con le vele originali dell’Amerigo Vespucci, definita “la più bella nave del mondo” a Bruno Musso 1° classificato ex equo nella sezione “cultura del mare – saggi” con Il cuore in porto (Mursia editore), la storia di 5 generazioni delle famiglie Grendi e Musso, nati spedizionieri nel 1828 e diventati armatori. La storia dei porti liguri raccontata con passione da un componente della 3° generazione.

Legge la motivazione Massimo Gregori

Le biografie sono di solito mortalmente noiose: “Il cuore in porto” fa eccezione alla regola forse perché è sì una storia di famiglia, ma è anche un’epopea di impresa e uno spaccato di storia italiana. L’autore racconta con vivacità narrativa una saga che parte dal bisnonno per arrivare ai nipoti attraverso guerre, scioperi, leggi demenziali e soprattutto l’invenzione del trasporto con container, che nasce in America ma che le famiglie Grendi e Musso introducono in Italia e perfezionano. “Il cuore in porto” si legge come un romanzo, vorrei dire un romanzo storico malgrado la sostanziale contemporaneità degli avvenimenti che il dottor Musso racconta. La narrazione è sempre sincera, senza infingimenti o ritrosie, anche quando affronta argomenti spinosi che potrebbero sembrare politicamente scorretti. Attraverso tutto il libro si sente battere il cuore forte di un capitano di impresa innamorato del suo lavoro e della sua terra. Nonostante tutto.

12.30

Stefano Benazzo, Patrizia M.M. e Bruno Manfellotto

Bruno Manfellotto, grande amico di Carlo, del mare e di Mascalzone Latino, consegna la crocetta dell’Albero di Ita 99 che ha partecipato alle regate della Louis Vuiton Cup per la selezione della 32° edizione dell’Americas Cup tenutesi a Valencia nel 2007 a Stefano Benazzo, vincitore del Premio Speciale della Giuria con Relitti, un libro fotografico particolarmente bello e originale su barche spiaggiate sulle coste del mondo.

Legge la motivazione Patrizia Melani Marincovich.

Relitti è un libro speciale. Un libro fotografico realizzato con passione. La cultura del mare declinata al passato, alla ricerca puntigliosa di barche di ogni tipo naufragate sulle spiagge del Mondo. Non barche sommerse, visibili solo a sommozzatori o a sub esperti bensì barche “spiaggiate” su coste vicine e lontane. La ricerca di relitti da parte di Stefano Benazzo da gioco si è trasformata in professione, unendo le sue capacità fotografiche a quelle organizzative. Ogni segnalazione è occasione di viaggio e da ogni viaggio si torna con una storia in più da raccontare. Ecco perché Relitti merita un Premio Speciale. Bastava un’idea e l’Ambasciatore Benazzo, terminata la sua carriera è riuscito a realizzarla. Complimenti e grazie per le emozioni che questo libro riesce a trasmettere.

12.40

Luca Berretta, Patrizia M.M., Claudio Nobis e Alessandro Rinaldi

Alessandro Rinaldi, Presidente di Vela Altura Aniene di Roma consegna la carrucola appartenuto all’asta portabandiera del Circolo Canottieri Aniene a Luca Berretta per “Il Signor Ole” (Minerva edizioni), la romantica e straordinaria storia dell’inventore del motore fuoribordo.

Legge la motivazione Claudio Nobis.

Capita spesso, a fronte di certi accadimenti casuali, sorprendenti o addirittura paradossali, di manifestare istintivamente il proprio stupore definendo quell’incredibile evento come l’esempio di “realtà romanzesca”. Succede quando scopriamo che da una circostanza, un’osservazione o una riflessione del tutto banale scaturisce poi qualcosa di importante destinata a diventare un patrimonio di tutti.

Con questo libro, tuttavia, Luca Berretta al suo debutto letterario, ha dimostrato che è possibile anche seguire il percorso inverso, trasformando in un piacevolissimo e coinvolgente romanzo l’affascinante e realissima storia del signor Ole Evinrude, inventore e realizzatore del primo motore fuoribordo con tutto quel che ne è seguito. Una storia, aggiungo, che perfino molti addetti ai lavori nella nautica conoscono superficialmente o non conoscono affatto perché non sempre gli uomini geniali sono come Enzo Ferrari, Ferruccio Lamborghini, Henry Ford e tanti altri, per restare nel mondo motoristico, capaci di lasciare dietro di se una scia di roboante personalità.

Così Berretta ha il merito, a mio parere, non solo di raccontare in questo libro una bella storia sostanzialmente inedita, ma di averlo fatto quasi come si fa con i bambini, con molta semplicità e perfino tenerezza, calandosi nei personaggi e interpretando, passioni, ansie, amori e dolori di coloro che a vario titolo, ai primi del 900, crearono il prodotto industriale che conosciamo. E cancellando così, il debole confine che separa spesso la finzione dalla realtà o viceversa.

Proprio come avviene nel momento topico della storia, quando il signor Ole con una barca a remi attraversa un tratto di lago per portare alla futura moglie Bess un gelato che arriva ormai sciolto e le dice: «Perché non inventiamo un motore da montare sulla poppa di una barca per spingerla senza alcuna fatica? Potrebbe essere un modo più rapido per andare a comprare un gelato e avere la certezza di mangiarlo».

12.50

Bruno Cianci, Ida Castiglioni, Patrizia M.M.,, Carlo Croce

Carlo Croce, consegna la targa commemorativa della Cowes – Torquey – Cowes del 1967, una delle più antiche gare di motonautica al mondo, messa a disposizione da Martin Levi, membro del Comitato d’onore dopo la scomparsa del suo papà Sonny, a Bruno Cianci per “Tre uomini in barca in Caledonia” (Nutrimenti editore). 2° classificato nella sezione narrativa. Il diario di bordo di un’avventurosa traversata della Scozia attraverso il Canale di Caledonia su una barca di 6 metri.

Legge la motivazione Ida Castiglioni

Confesso di aver affrontato l’ultimo libro di Bruno Cianci con un chiaro preconcetto. “Ma come, uno storico che racconta una crociera tra amici?”

Nello stesso tempo volevo saperne di più su quella navigazione inusuale, da sempre entrata nell’immaginario di chi ama scoprire nuove rotte: il mitico canale dalle 29 chiuse che in Scozia collega il Mare del Nord con l’Oceano Atlantico. Come è andata? Non sono riuscita per giorni a staccarmi dal libro che, scritto in forma accurata ma divulgativa, riesce a intrecciare una storia che si svolge su diversi piani.

Quello storico, che ci narra del canale, del progetto e della sua realizzazione. Quello sportivo, che descrive il Takatani – una barca tradizionale di 6 m armata a yawl – la rotta, i problemi della navigazione e dell’attrezzatura. Vi è poi il racconto naturalistico che, con una descrizione accurata di luoghi, paesaggi, rive, specie di uccelli, vegetazione e antiche rovine, fa trasparire la sensibilità ambientale dell’equipaggio e di Giacomo De Stefano, che la barca ha messo a disposizione.

E infine la storia umana, dove vediamo amicizie consolidate negli anni affrontare la difficoltà del condividere lo spazio di una piccola imbarcazione e risolvere con levità i problemi che derivano da una logistica complicata dal tempo inclemente e dal budget limitato. Dal viaggio via strada, con la barca sul carrello, per raggiungere il Canale di Caledonia al percorso lungo il Great Glen, il libro propone un racconto minuzioso, quasi proustiano, in una natura non contaminata, documentato dalle immagini professionali di Guido Cantini.

13.00

Giovanni Malquori, Patrizia M.M., Paolo Lodigiani e Francesco Longanesi Cattani

Francesco Longanesi Cattani di Prada consegna il “terminale del sistema di regolazione verticale dei foil dell’AC 72 Luna Rossa, finalista nelle regate di selezione dei challenger della 34° America’s Cup – San Francisco 2013” a Giovanni Malquori, 1° classificato nella sezione “cultura del mare – narrativa” con “Il sogno sostenibile” (Editore Il Frangente). Più che un diario di bordo è la realizzazione di un sogno, una sfida con se stesso scritta in uno stile semplice e minimalista da un uomo che ha l’avventura nel sangue pur rimanendo lucido e consapevole.

Legge la motivazione Paolo Lodigiani.

“Avevo il sogno di arrivare in Polinesia con la mia barchetta e l’ho realizzato, tutto qui; ma questo mio sogno non ha tolto niente a nessuno, anzi, ha camminato in equilibrio con la vita di tutti i giorni, ha cresciuto i miei figli, ha dato energia al mio lavoro, è stato condiviso con gli amici…la vera impresa è stata rimanere un uomo normale”.

Così si chiude il libro di Giovanni Maiquori e con lo stesso tono minimalista, garbato, privo di ogni enfasi, talvolta autoironico, l’autore ha condotto il lettore in un’affascinante navigazione intorno al mondo facendogli condividere lunghe traversate, luoghi paradisiaci, incontri straordinari ma anche tempeste, rischi di assalti pirateschi e perfino un quasi naufragio per una collisione notturna con una petroliera.

È proprio il tono semplice, di una semplicità spontanea e non esibita, con cui sono raccontate queste avventure che dà fascino al libro, riuscendo a creare una forte empatia fra scrittore e lettore. Non è più nemmeno uno scrittore, è un amico simpatico ed estroverso che racconta la sua storia e nel renderla così realizzabile, a portata di mano, ce la fa vivere come se fossimo stati in barca insieme a lui. Credo che siano dovute in buona parte a questa simpatia che emana dalle pagine del libro le alte valutazioni che esso ha avuto dai giurati del Premio, imponendosi su opere più letterariamente ambiziose o di contenuto più impegnato.

Non vorrei però con queste parole dare l’impressione che il premio Marincovich, che si fregia dell’aggettivo “letterario” e si richiama alla cultura del mare, venga attribuito in base alla simpatia che lo scrittore suscita nei giurati. Sarebbe ingiusto e riduttivo sia nei confronti del premiato sia nei confronti dei giurati. Il libro di Malquori è scorrevole, di facile lettura, ha uno stile privo di artifici o ricercatezze letterarie ma in nessun modo lo si può definire banale o superficiale.

Ricorro, per spiegare il concetto, a una nota frase di un raffinato scrittore austriaco, Hugo von Hoffmanstal, che diceva: “La profondità va nascosta. Dove? In superficie”. Il libro di Malquori fa proprio questo: può sembrare il resoconto un po’ scanzonato di una vacanza e poi finisce per rivelare un’inattesa profondità. È tanto ben celata che non sempre il lettore ne ha piena consapevolezza: si abbandona al gusto della lettura, le pagine scorrono veloci fra un’avventura e l’altra e arriva alla fine contento di aver passato qualche ora piacevolmente.

Ma proprio allora, a libro chiuso, emerge il messaggio profondo e un pensiero, al tempo stesso stimolante e consolatorio, si insinua nella mente del lettore e comincia a lavorare: “se lui ha realizzato il suo sogno così semplicemente, quali motivi ho io per non cominciare a realizzare i miei?” Sotto un’apparenza innocua e leggera, “Il sogno sostenibile” è quindi un libro che riesce a cambiare il lettore, a renderlo migliore. Non fosse che per questo merita, oltre alla nostra gratitudine, anche il premio Marincovich.

13.10       PREMIO SPECIALE SALVAGUARDIA DEL MARE

Franco Borgogno, Patrizia M.M., Rosalba Giugni e Roberto De Felice

Rosalba Giugni Presidente Marevivo, Roberto De Felice Presidente Lega Italiana Vela consegnano una pagaia storica decorata ad arte dal “maestro” Piergiorgio Baroldi, gentilmente messa a disposizione dalla Reale Società Canottieri Bucintoro di Venezia a Franco Borgogno, vincitore del premio speciale per la salvaguardia del mare, con Il mare di plastica (Ed. Nutrimenti) Un premio che cercherò, insieme agli amici Rosalba e Roberto, di rendere istituzionale nella speranza di riuscire a trovare, ogni anno, un libro ben scritto sui rischi e sulle realtà dei nostri mari e delle nostre coste. Lanciamo la sfida.

Legge la motivazione Patrizia Melani Marincovich.

Con la Lega Italiana Vela e Marevivo, abbiamo deciso di assegnare un Premio Speciale al Mare. Ovvero a tutti coloro che scrivono per divulgare lo stato indecente in cui versa l’acqua che ci circonda e che ci permette di vivere. Ma se quest’acqua viene maltrattata, non ci sono alternative: o si vive peggio o si muore! Già nelle passate edizioni è emerso questo tema e “Come è profondo il mare” di Niccolò Carnimeo ha ricevuto nella 6° edizione un Premio speciale per la sua ben documentata ricerca che, partendo dall’isola di plastica” nel Pacifico analizza tutte le conseguenze della diffusione di plastiche e microplastiche che dagli oceani, attraverso la catena alimentare, arriva sulle nostre tavole.

Franco Bergogno in “Un mare di Plastica” edito da Nutrimenti racconta, in qualità di partecipante per l’European Research Institute, la spedizione organizzata dal 5 Gyres Institute (l’o.n.g. specializzata nello studio e nella divulgazione sul tema plastic pollution). Nell’agosto del 2016 ha percorso il Passaggio a Nord Ovest imbarcato sulla Akademik Sergev Vavilov, una nave laboratorio attrezzata per la ricerca e la navigazione nei mari polari per studiare, attraverso il prelievo di campioni d’acqua e di ghiaccio, l’impatto ambientale della plastica nei mari e negli oceani del nord. I risultati sono sconvolgenti!

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