Eugenio Giannini è nato a Viareggio nel 1928. La sua grande passion per il mare lo porta ad intraprendere studi sulla nautical a Livorno. Dopo aver conseguito la patente da capitano di lungo corso, nel 1956 entra nei ruoli della Società Italia di Navigazione S.p.a., la società di bandiera. E’ stato testimone, in qualità di comandante in terza, dell’affondamento dell’Andrea Doria.


MOTIVAZIONE DELLA GIURIA

«Vengo subito al dunque, perché il tono del libro di Eugenio Giannini non ammette tanti giri di parole». Non poteva trovare parole migliori Fabio Pozzo per iniziare la sua prefazione a questo libro che è al tempo stesso una straordinaria quanto lucida e dettagliata testimonianza diretta di una indimenticabile tragedia del mare, forse una delle più assurde in assoluto, e una denuncia inconfutabile quanto definitiva di una inaccettabile truffa morale e materiale perpetrata 60 anni fa ai danni dell’Andrea Doria, del suo comandante Piero Calamai e del suo equipaggio.

Alla tragedia già durissima anche solo nel ricordarla, si è così aggiunta l’atroce beffa delle infamanti accuse rivolte loro, ancora una volta in nome di interessi economici e politici, mai chiarita prima d’ora fino in fondo, come ha potuto fare Eugenio Giannini, terzo ufficiale dell’Andrea Doria che oggi abbiamo il piacere e l’onore di ospitare in questa sala per offrirgli questo piccolo simbolico tributo al suo valore di marinaio e oggi anche di eccellente scrittore. Sono certo che Carlo, cui è intitolato questo premio, avrebbe trovato parole migliori delle mie condividendo i meriti di questo libro-documento.

Sono 193 pagine che si leggono d’un fiato come non si conoscesse la storia e il suo drammatico epilogo, in cui si scopre finalmente ogni minimo dettaglio della tragedia, descritta minuto per minuto, con lo stile e lo schietto «spirito toscano infuocato» dell’autore, come annota Fabio Pozzo, e perfino ironico in alcuni tratti. Pagine che hanno soprattutto il merito di mettere la parola fine a una storia fin troppo romanzata e volgarmente alterata in precedenza e che coinvolgono il lettore, informato o meno dei fatti, trascinandolo nella realtà di quei momenti terribili perché, come scrive Giannini, «se queste esperienze non si sono vissute, è molto difficile trasmettere, con scritti e parole, l’intensità emotiva che ne accompagna il ricordo». Ma proprio per questo viene istintivo al lettore chiedersi perché, dopotutto, questo libro non sia uscito prima, molto prima. Forse la risposta è nelle ultime righe del secondo capitolo dedicato al comandante Calamai: «Non voglio più essere prudente, soprattutto con le parole. Non voglio più avere paura delle parole. Non si può e non si deve essere prudenti quando si dice la verità».

Dell’Andrea Doria e del suo triste destino si è scritto tanto e non sempre al meglio suscitando il giusto sdegno di Giannini, ma dubito a questo punto che qualcun altro potrà ancora tentare di aggiungere qualcosa a questa ultima e definitiva “verità sull’Andrea Doria” come annuncia il sottotitolo. E proprio per questo vorrei leggervi il messaggio finale di Giannini:

«Spero che questo libro, che descrive fatti vissuti in prima persona, che dice cose viste, udite e fatte dal suo autore, dagli ufficiali e dall’equipaggio quella notte, in pieno oceano Atlantico sull’Andrea Doria, la mia bellissima Andrea Doria, mentre stava per affondare, abbia una vasta diffusione e che sia letto da molti in modo da essere il definitivo punto d’arrivo di un lungo viaggio in mezzo alle nebbie di tutti questi anni di indicibili amarezze, nel commosso ricordo di un uomo che insegnò a chi lo conobbe e oggi, alla luce di recenti tragici avvenimenti, possiamo dire al mondo intero, che cosa vuol dire essere il comandante di una nave. Il nostro comandante. Il comandante Piero Calamai.

Grazie».

Claudio Nobis